
«Ma questo lo sanno fare tutti.»
A volte lo diciamo proprio delle cose che ci riescono meglio. Forse perché le facciamo da tanto, o perché non ci accorgiamo della cura, dell’esperienza e delle scelte che ci sono dietro.
Eppure ciò che per noi è familiare può essere nuovo per qualcun altro. Non perché ogni capacità debba diventare una definizione o un’etichetta, ma perché vale la pena fermarsi a guardare che cosa sappiamo offrire agli altri.
In piazza incontro talenti molto diversi. Non posso dire al posto loro come vivono ciò che fanno. Posso raccontare quello che vedo, e che cosa mi colpisce.
Riccardo: far incontrare le persone con un suono insolito
Riccardo Bertola porta il Monocorda® alle fiere in Piemonte e invita le persone a fermarsi e provarlo. Non serve sapere già qualcosa dello strumento: ci si può semplicemente avvicinare e ascoltare.
A me colpisce questo gesto: prendere uno strumento particolare e renderlo accessibile, creando un momento d’incontro tra il suono e chi non lo conosce ancora.
Eleonora: intrecciare percorsi diversi in una pratica da condividere
Il cammino di Eleonora Gramaccia attraversa la psicologia e il Qigong. Oggi propone percorsi in presenza a Jesi e online.
Quando leggo la sua storia, mi colpisce la continuità della ricerca: esperienze e studi diversi che nel tempo hanno trovato un filo comune nel Qigong. A volte un talento non sta in una singola abilità, ma nel modo personale in cui si mettono in relazione le cose imparate.
Margherita: dare spazio alle domande attraverso il cibo
Margherita Dressadore lavora da molti anni nell’erboristeria e nella naturopatia. Tra le sue proposte c’è “Il cibo che ti parla”, un incontro mensile su Zoom dedicato al rapporto tra cibo, emozioni e benessere, con spazio per le domande.
Qui mi colpisce la capacità di aprire una conversazione: partire da un tema quotidiano come il cibo e usarlo come occasione per ascoltarsi e confrontarsi.
Una domanda da tenere con sé
Queste tre storie non hanno la stessa forma, e non devono averla. Possono però suggerirci alcune domande:
- Che cosa ti chiedono spesso le persone?
- Quale cosa sai fare con cura, anche se a te sembra semplice?
- Che cosa hai imparato nel tempo e che oggi dai quasi per scontato?
Non serve rispondere subito. A volte può aiutare chiedere a chi ci conosce: «Quando ti sono stato utile? Che cosa hai notato?»
La risposta non decide chi siamo, ma può mostrarci qualcosa che da soli facciamo fatica a vedere.
In piazza non voglio assegnare talenti alle persone. Voglio creare uno spazio in cui ciascuno possa raccontare il proprio, con le proprie parole.
Leggi anche: Ho scoperto il mio talento vedendo quello degli altri
Nota della curatrice
Quando ho scoperto che il mio talento era vedere il talento negli altri, ho capito quanto sia facile non riconoscere ciò che ci viene naturale. Per questo mi piace ascoltare le storie: non per trovare una definizione al posto di qualcuno, ma per lasciare emergere quello che quella persona desidera raccontare.
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