Qi Gong: fare spazio all’ascolto, un movimento alla volta

Una persona pratica Qi Gong in piedi, con un ginocchio piegato e le braccia raccolte in un movimento circolare

Siamo abituati a pensare al movimento come a qualcosa che serve per arrivare da qualche parte: fare più strada, raggiungere un obiettivo, ottenere un risultato.

Il Qi Gong invita a guardare il movimento da un’altra prospettiva. A volte il gesto non serve ad andare più lontano, ma a fermarsi un momento e prestare attenzione a ciò che accade mentre ci muoviamo.

Che cos’è il Qi Gong

Il Qi Gong è una pratica di origine cinese che intreccia movimenti dolci, respiro e attenzione. Il nome viene spesso scritto anche Qigong; le forme di pratica possono variare, ma il filo comune è la ricerca di una maggiore consapevolezza del corpo e del gesto.

Non è una gara di flessibilità e non richiede di eseguire movimenti perfetti. Si procede gradualmente, ascoltando i propri limiti e lasciando che la pratica prenda forma con il tempo.

Movimento, respiro e attenzione

Nel Qi Gong il movimento può essere lento e ripetuto. Questa semplicità aiuta a osservare dettagli che nella fretta rischiano di passare inosservati: l’appoggio dei piedi, la postura, il ritmo del respiro, la qualità di un gesto.

Il respiro accompagna la pratica, senza bisogno di forzarlo. L’attenzione, invece, riporta al momento presente: a come ci sentiamo mentre ci muoviamo, senza dover giudicare ogni sensazione o inseguire un risultato immediato.

Sono elementi che si sostengono a vicenda. Il corpo non è qualcosa da mettere da parte mentre pensiamo: è parte dell’esperienza che stiamo vivendo.

Come avvicinarsi alla pratica

Chi vuole provare può cominciare con una lezione guidata, per familiarizzare con i movimenti e trovare un ritmo adatto. Non occorre avere già esperienza: conta più la disponibilità a procedere con calma che la capacità di imitare alla perfezione ogni gesto.

È importante non forzare posizioni o movimenti e fermarsi se qualcosa provoca dolore o disagio. Il Qi Gong non va presentato come una cura né come sostituto di un percorso sanitario: è una pratica che ciascuno può esplorare secondo la propria condizione e con una guida adeguata.

Un percorso guidato a Jesi con Eleonora Gramaccia

Da ottobre, Eleonora Gramaccia propone a Fisiomedica, a Jesi, un percorso in piccolo gruppo: 10 sedute, una volta a settimana, della durata di un’ora ciascuna. Il contributo per l’intero percorso è di 200 euro.

Tra una lezione e l’altra, i partecipanti potranno svolgere a casa semplici esercizi e riprenderli insieme durante l’incontro successivo, dando continuità alla pratica e confrontandosi sul percorso.

Il progetto nasce con l’intento di affiancare alla gestione del dolore una pratica guidata di Qi Gong, insieme alle terapie fisioterapiche o farmacologiche già seguite, senza sostituirle. Lo spazio di Fisiomedica ospita diverse figure professionali specializzate nel dolore cronico, tra cui psicologi, agopuntori e fisioterapisti.

Eleonora Gramaccia è un’operatrice olistica specializzata in Qi Gong medico.

Una pausa diversa dalla fretta

In una giornata piena, dedicare attenzione a un gesto semplice può diventare un modo per interrompere il pilota automatico. Non perché ogni pausa debba produrre un cambiamento misurabile, ma perché ci permette di accorgerci di come stiamo.

Forse è questo uno degli aspetti più interessanti del Qi Gong: non chiede di diventare qualcun altro. Invita, piuttosto, a incontrare il proprio corpo con un po’ più di curiosità e presenza.

Nota della curatrice
Mi piace l’idea che una pratica possa cominciare da un gesto piccolo: non per aggiungere un altro obiettivo alla giornata, ma per concedersi un momento di attenzione. A volte, raccontare un talento significa anche raccontare una strada che ciascuno può conoscere e poi sentire se gli appartiene.

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